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Il bambino cui piaceva Star Wars

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Il bambino cui piaceva Star Wars guardava le anatre galleggiare, starnazzare e sindacare contro i sassi che gli lanciava. Ad ogni pietra comunicava con loro, ma loro proprio non capivano.

Il tema di Star Wars suonava dal mio cellulare nel bel mezzo del mio pomeriggio domenicale. In riva al Lago di Nemi erano già le cinque e la chiamata abituale di mia madre non avrebbe tardato oltre. Il bambino, cui piaceva tanto quella strombazzata di ottoni così familiare, si spinse così lontano da avvicinarsi a me, mugugnando. Mugugnava e gridava vocali, dopo un po’ anche a me è chiaro che non riesce a comunicare in altro modo.

Il bambino cui piaceva Star Wars, però, è dolcissimo: la mamma lo chiama, il papà lo chiama, ma lui non ascolta. Continua a guardare ovunque, a cercare la musica rassicurante di Star Wars e altri sassi da lanciare alle anatre che non capiscono mai niente. Stavolta però le anatre tornano a riva per farsi lanciare di nuovi le cose e lui persiste gridando solo è. Lancia i sassi e non ascolta la mamma: per poco centra una signora sdraiata lì accanto con un sasso trasparente che brillava sotto il sole.

Scusa il bambino… Ha riconosciuto Star Wars e si è avvicinato!

Fa la mamma credendo che mi infastidisca. Come fa ad infastidirmi? Io e lui siamo uguali: mugugna e dice solo è, ama Star Wars come me, che di parole ne dico e scrivo anche troppe. Lo guidano le emozioni, la curiosità e non ha paura del diverso: va alla ricerca delle cose che non sa, comunicando a modo suo. Se le anatre non lo capiscono, allora tira più lontano il suo sasso e grida più forte il suo è.

La mamma ha capito ed il papà smette di chiamarlo. Le anatre ritornano a riva a fare da bersaglio volontario. E’ un bambino ma è già maestro del linguaggio: in pochi minuti tutti hanno capito cosa fare e cosa non fare.

Io e il bambino cui piaceva Star Wars siamo proprio uguali: abbiamo gli stessi problemi e facciamo le stesse cose, ma credo proprio che tra i due a mugugnare sia soltanto io.

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