Il tuo nome va bene

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« Ancora non so il tuo nome…

« Ci tieni a saperlo?

« Sì.

« Mi chiamo… non te lo dico! Dovrai cavarmi le parole di bocca!

« Arpia! » Aurelio la lasciò, si alzò in piedi e gli lanciò in faccia la camicia, attese un momento, la ragazza rise, lui disse:

« Resta pure quanto vuoi, a me non dispiace. L’importante è che tu mi dica il tuo nome, e poi, ricordati di non lasciare che il fuoco si spenga.

« Silvia. D’accordo.

« Io devo andare da un amico, tornerò fra poco. Ti porto anche un vestito decente…

« Va bene.

Il ragazzo indossò il cappotto, stava per aprire la botola quando si sentì chiamare, si voltò e s’avvicinò alla ragazza.

« Non mi dai un bacio?

« Non vado in guerra, torno fra un po’.

« Dammelo lo stesso! » gli sfiorò la fronte, lo scrocchio di un bacio innocente fece sorridere la ragazza, che lo salutò con la mano mentre scendeva dalla scala. Tornò indietro e chiese:

« Silvia ci sarai quando tornerò?

« Certo…

« Non sono molto convinto.

« Sto bene qua, fa caldo e poi ci sei tu, sarei stupida ad andarmene. Ho ragione o no?

« Va bene…

Chiuse la botola e scese le scale, avvertendo il cambio di temperatura in modo brusco, gli venne un malore improvviso, come un giramento di testa, inciampò e stramazzò al piano terra gonfio di lividi e ferite. Il freddo si faceva ancora sentire, e le spoglie dei cadaveri che decoravano le strade, rendevano l’aria putrida, nauseante. La neve satura di sangue, rendeva il paesaggio ripugnante, grigio soprattutto per la distruzione e la desolazione.

… continua…

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