Il viso del salvatore, la sera passata

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La sera passata non aveva scorto bene il viso del salvatore, anche perché non gli importava in che modo la volesse aiutare, o volesse approfittare del suo corpo, per lei era importante scampare al gelo, evadere dal pungente freddo, avrebbe sopportato di essere violentata cento volte, che restare al freddo ancora un istante. Alla luce, al lieve calore del mezzogiorno, l’idea di farsi stuprare per provare colore gli parve immorale, insensata, ripugnante, tanto che s’alzò in piedi, si scrollò di dosso le braccia del ragazzo, e nella furia di fuggire, lasciò cadere le coperte. Lui si svegliò, la ragazza se n’accorse, terrorizzata, cadde di schiena, prese ad indietreggiare, tremando sia per la paura, che per il gelo ancora pungente.

« Buongiorno… stai bene? » si strofinò gli occhi, osservò bene il corpo della fanciulla, ma non ne dedusse alcun pensiero, la sua mente dormiva, e con lei, ricadde anche il corpo, su un lato, con un tocco di legno per guanciale, le coperte per materasso.

La ragazza si coprì le nudità inconsciamente, per istinto, e prese ad agitarsi, cercando una possibile via d’uscita, trafugò, non pensò che sotto la palanca potesse esserci una scala, ipotizzò di essere in un bugigattolo, e solo dopo parecchi istanti d’agitazione, si placò, cercando qualcosa da mettere addosso. Nella stanza non c’erano che rimasugli di legno, il fuoco era spento, rimaneva solo una piccolissima fiamma attorno ad un rametto. Si rassegnò, prese altri rami e li mise alla brace, nell’aria era tornato il calore della notte passata. La ragazza si pose ad osservare il ragazzo: aveva i capelli neri, la pelle chiara, le guance punteggiate d’ispida barba corvina, era giovane almeno quanto lei, forse poco più grande; dormiva a bocca aperta, i movimenti delle fauci erano regolari, mostruosi, però divertenti, tanto che la ragazza si dimenticò d’essere nuda, si sdraiò accanto al giovane, si lasciò abbracciare e, rannicchiata, prese a pensare. Avrebbe voluto svegliarlo parlandogli, ma non si sentiva di parlare, era ancora scossa dall’orrore e dalla disperazione, così decise di attendere e di riflettere. Giunse persino a ridere dei suoi maliziosi pensieri, ideò un piano per approfittarsi del ragazzo, ma subito lo scartò, temeva il suo risveglio in un momento culminante. Così si mise ad aspettare osservando il suo viso.

Poco dopo decise che era ora di svegliarlo, si era stancata di aspettare, gli chiuse le narici con le dita, attese pochi secondi e lo lasciò respirare. Non si destò.

“ Non si è ancora svegliato? Quanto dorme! ”, pensò la ragazza, che aggrottò le ciglia, gli prese la mano e la morsicò moderatamente. Il ragazzo parve reagire, la strinse forte a sé e ricominciò a russare.

“ Questo ne sta approfittando! E’ sveglio! ”, giudicò lei. Volle punirlo per aver osato toccarla sul fianco: lo abbracciò, lui la strinse con più forza, così che la ragazza allungò il braccio, afferrò un rametto infiammato, lo brandì in aria per spegnerlo, cercò di avvicinarlo al dorso della mano che la stringeva per la schiena, ma si placò nel sentire dei mugugni, si sentì attanagliare con forza, e ascoltò il ragazzo pronunciare:

« Non puoi lasciarmi, non puoi andare via! » la ragazza ascoltò l’uomo lamentarsi, prese ad accarezzargli la testa, i capelli, fino a che lui si placò, e aprì gli occhi. Dapprima non si mosse, esalò respiri affannosi, e solo dopo pochi istanti si calmò la foga dello spavento, erano passati cinque minuti, e lui non s’era accorto di essersi sdraiato sopra la fanciulla, che lo osservava col sorriso. L’uomo se n’accorse, ma non si spostò, si sollevò, la squadrò bene dalle punte dei piedi nudi, ai capelli, scrutò il viso rasserenante della ragazza, che gli chiese, accarezzandogli una guancia:

« Tutto apposto? »

« Sì, sto bene… » alla risposta la ragazza non esitò, scagliò un poderoso schiaffo al giovane, che fu scaraventato contro una parete.

« Lo credo bene! » la ragazza prese le coperte e si coprì. Trascorsero minuti interi senza proferire parola. La ragazza si sedette nello spazio tra il fuoco e il ragazzo, così che si ritrovò nuovamente poggiata su di lui.

« Siete arrabbiata? »

« Non darmi del voi! »

« D’accordo. Allora? »

« No, non sono arrabbiata… » si appoggiò con la testa alla spalla del ragazzo e domandò: « Perché mia hai salvata? »

« Ti ho salvata io? »

« Non te lo ricordi neanche più? »

« Veramente… no. Però, se sostieni che l’ ho fatto, forse è vero »

« Vergognati, compi una buon’azione…» la ragazza prese a ridacchiare « e non ti accorgi neanche? » lui la osservò, osservò le sue labbra rosa, i suoi capelli color nocciola chiaro, rise dolcemente e sussurrò:

« Far del bene è complicato, anche perché non ci si ricorda di quello che si è fatto. E poi, io non ho compiuto nessuna buon’azione, ieri ero un poco brillo… »

« Come ti chiami? »

« Non ha importanza.

« Invece ne ha molta, avanti, come ti chiami? » la ragazza insistette per curiosità, anche se cominciava ad ascoltare il battito dell’interesse.

« Aurelio.

La ragazza trattenne le risa, per un primo momento. Sorrise, lui si accigliò, lei divenne sempre più euforica, cercò di coprirsi la bocca, ma il riso la vinse, si getto con la testa sulle gambe del ragazzo, ci poggiò la guancia e prese a ridere, ad umiliare il suo salvatore.

« Ti ringrazio di avermi umiliato, ti ringrazio… »

« Scusami, scusami tanto… ora lasciami ridere…» rimase sdraiata anche quando smise di ridere, restò immobile, con gli occhi chiusi, respirando lentamente. Il giovane Aurelio prese, senza accorgersi, ad accarezzargli i capelli, la ragazza cadde si sentì avvolta da un velo di dolcezza, era estasiata da quel gesto così semplice, iniziò a ronfare, Aurelio se n’accorse, ritrasse prontamente le dita. Espresse un sussurro di scuse varie, la ragazza non fu contenta, si voltò, mugugnò e poggiando la mano del ragazzo sulla sua chioma ardita.

« Aurelio, non smettere.

« Non t’infastidisce?

« Per niente, continua.

Il ragazzo proseguì, ascoltò le frenesie della ragazza che oltre a ronfare, sibilava e bisbigliava versi di piacere.

« Sei una gattina spettinata, come fai a provare piacere in due carezze?

« Ognuno ha i suoi punti deboli.

« Perché non te ne vai?

« Mi stai scacciando? » domandò la ragazza.

« No, anzi, resta pure.

« Non farti scrupoli.

« Sul serio, resta finché vuoi.

La ragazza si mise a pancia all’aria, ad osservare il viso di Aurelio, che seguitava ad accarezzarla.

« Perché mi hai salvato?

« Può sembrare piacevole, ma sappi che morire tra le fiamme è orribile, è un’atroce tortura, ne ho visti consumarsi molti, non volevo che tu assaggiassi il sapore dell’agonia.

La fanciulla si raddrizzò, si sedette di lato tra le gambe del ragazzo, si rannicchiò ancora, avvertì il calore che cercava, si sentì avviluppata da molta protezione. Non si mosse più, cercava di appisolarsi.

« Grazie…

« Di cosa?

« Di ogni cosa… avvicinati » Aurelio avvicinò il volto, la ragazza gli sfiorò la guancia e tornò come prima, sospirando.

Aurelio rimase sbigottito. Gli tornò in mente un ricordo molto doloroso, un periodo della sua vita che aveva scosso il suo carattere, la sua vita, il suo animo, un lasso di tempo tanto struggente, così devastante che l’aveva trasformato, al solo pensiero il suo viso si corrucciava, il suo umore s’infradiciava di tristezza, sentiva di nuovo quei lamenti, ascoltava il proprio pianto, la propria afflizione, e gli doleva ancora. Aurelio restò un momento immobile, dai suoi occhi scesero dolcemente alcune lagrime di rimpianto, la ragazza lo vide, s’alzò sui ginocchi, trascurò di essere svestita, lasciò cadere il lenzuolo e accarezzò le guance unte di Aurelio, che si destò dall’incubo, scrutò lo sguardo preoccupato della ragazza e disse, cercando di apparire sorridente:

« Scusa, mi è tornato in mente un brutto ricordo…

« Stai bene ora?

« Sì, non preoccuparti… » entrambi guardarono il corpo della ragazza, eppure lei non s’irritò, gli sorrise e lo abbracciò nuovamente.

« Non ti vergogni più di me? Avresti dovuto colpirmi ancora…

« Cosa importa ormai? Sono ore che fai di me ciò che vuoi…

« Ma che dici! Sei tu che… » la ragazza gli chiuse le labbra, col sorriso sussurrò:

« Lo so, volevo farti pensare ad altro…

« Ci sei riuscita, mi hai fatto ricordare che devo andare via… » a quelle parole la ragazza sgranò gli occhi, s’allontanò da lui e domandò:

« Osi lasciarmi sola?

« No, anche tu verrai, torni a casa.

« Non ti azzardare! A casa non ci torno! » strepitò la ragazza.

« Certo, tieni! » gli passò una camicia.

« Resterò qui! A casa non ci torno! Dovrai obbligarmi!

« Lo hai detto tu, vieni qua!

Spiccò un balzo verso di lei, che cercò di svincolare, nella lotta caddero, rotolarono, alla fine vinse Aurelio. Era sdraiato sopra di lei, con le mani gli bloccava i polsi; i loro volti graffiati e sorridenti cercarono un momento di distrazione, lei voleva fuggire, lui voleva vestirla. Dopo un poco, la ragazza si rilassò, sospirò lievemente, chiuse per pochi istanti gli occhi e sorrise.

« Ancora non so il tuo nome…

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