Ultimo aggiornamento:

La muraglia riparata (ovvero il lungo viaggio di Li)

Categorie Blog0 Commenti

Dicono che la muraglia cinese sia antichissima e che molti uomini mattone su mattone l’abbiano tirata su per proteggere i propri bambini dai tartari conquistatori. Sono secoli che la muraglia è lì, ha bisogno di una rassettata, non ha più l’età per starsene in piedi senza aiuto con tutti questi ospiti e visitatori.

Le ossa della muraglia cominciano a scricchiolare come quelle di una vecchia nonna che sorride sempre: gambe lunghe come il numero dei mattoni che la compongono come figli somiglianti, composta come i sogni dei bambini cresciuti alla sua ombra sempre pettinati.

La muraglia è il muro dei diecimila Li, dicono i saggi combattenti cinesi: diecimila miglia di mattoni e fortificazioni per proteggere case con il fuoco acceso, mamme indaffarate per la cena, figli che aspettano impazienti chiamati proprio Li.

Li è un maniscalco esperto e saggio, ha un cappello larghissimo per proteggersi da sole e i capelli non ancora grigi: ha deciso di accogliere dentro di sé le parole del Presidente della Cina e il suo invito a riparare il grande muro, il restauro è un’opportunità per alcuni e un dovere di tutti. Ha ragione, pensa Li, un nostro dovere e il mio lavoro: a nord alcune miglia sono crollate, altre sono state rovinate da persone poco rispettose, c’è bisogno di maniscalchi, costruttori e muratori.

Li vuole riparare la grande muraglia e decide di partire per il grande muro crollato a Hebei: con sé porta suo figlio e il suo asino Pelogrigio. La giornata inizia presto, Pelogrigio è testardo e pigro e ci impiega un’infinità per svegliarsi e capire che si va a lavoro. C’è tanto da fare, una settimana non basta, non basterà un mese. Li è bravo, fa tutto come si faceva una volta: impasta riso e calce e lega i mattoni con questa colla magica, va a dormire con le mani sporche e i pantaloni pieni di polvere, ma spiega tutto a suo figlio, che piano piano imparerà a fare come lui.

A lavorare alla grande muraglia ci sono molti maniscalchi e muratori, architetti e ingegneri: alcuni usano la terra battuta, alcuni sono lì per soldi e non seguono la tradizione. C’è anche Dong, il compagno di scuola di Li che si è trasferito a Hong Kong per diventare un grande ingegnere e costruire grattacieli obliqui, che guarda quello che fa Li e ride del suo riso:

Questa storia del riso è una vecchia leggenda, sei solo tu a crederci! Si usa la terra battuta, i nostri antenati la terra, il riso si mangia non si incolla ai mattoni…

Non è vero Dong, si usano i mattoni e si legano con calce e pasta di riso… non sono leggende, è la storia di milioni di operai come noi.

Vedremo cosa ne pensano le milioni di formiche di Hebei della tua pasta di riso!

risponde il famoso costruttore sbottando in una risata rumorosa e sincera.

Li resta delle sue idee e non demorde: continua a legare i mattoni con pasta di riso e calce, come racconta la tradizione, come insegnano i diecimila Li che compongono la muraglia, come è giusto fare. La tradizione è vita, è il racconto delle mani dei maniscalchi che come me hanno alzato la testa verso il cielo e protetto la nostra grande Cina. Queste pietre sono qui per noi e noi dobbiamo rispettarle.

Passano alcuni mesi ed il sole diventa sempre più freddo. Il miglio di muro assegnato a Dong è quasi completo: è un bravo artigiano, sa fare il suo lavoro, anche se accusa tutti gli altri di essere lenti. Ha un carattere difficile, ma è un bravo maniscalco. Li lo saluta come un fratello e non ascolta le sue frasi pungenti, continua ad impastare riso ed incollare mattoni sul suo Li di muraglia. Finirà per ultimo, ma non importa.

Arrivano le piogge con l’autunno e ad Hebei comincia a far freddo per dormire fuori, i lavori devono interrompersi. I maniscalchi devono tornare a casa e aspettare che i temporali finiscano. Li è contento di rivedere sua moglie e riportare suo figlio a casa, ma non pensa che alla grande muraglia che lo attende, al suo amico Dong che lo sfotte, a quante volte dovrà rimproverare Pelogrigio di starsene ancora addormentato alle undici di mattina.

Quante cose deve ancora spiegare a suo figlio, quanti mattoni dovrà ancora incollare per terminare il suo miglio, la muraglia è sempre lì ad attenderlo e finita la lunga tempesta tutti possono tornare a lavoro vestiti di pelliccia e scaldati dai bracieri dei bordi. Li e suo figlio arrivano per ultimi sul grande muro, quella mattina Pelogrigio era più assonnato del solito e proprio non voleva saperne di camminare.

Quando Li arriva alla muraglia vede il muro del suo amico Dong crollato, come se un gigante avesse creato uno scivolo di sabbia per le sue grosse biglie: i mattoni di terra battuta si erano sciolti ed erano colati giù dalla muraglia senza ordine, creando una discesa lunga fino agli alberi di castagna sotto il lungo muro.

Dong era tristissimo, guardava Li da lontano senza avvicinarsi ai suoi mattoni legati col riso, rimasti immobili dov’erano. Li non pensava ad altro che al suo miglio di muraglia: finì prima degli altri e tornò a casa con suo figlio sulla groppa di Pelogrigio, che ora si lamentava per il troppo peso sulla groppa e il troppo freddo, ragliando e sbuffando.

Il Presidente della Cina ringraziò personalmente Li, suo figlio e Pelogrigio: chiese al maniscalco se poteva riparare anche il muro nella regione di Gansu. Li accettò con grande commozione, ma a patto che con lui lavorasse con pasta di riso e mattoni anche il suo amico Dong.

La grande muraglia è di tutti, quelli bravi e quelli che non lo sono. Li è tra quelli bravi, ma questo non importa perché il muro dei diecimila Li lo sta aspettando.

Ho sempre pensato
che ogni età avesse la sua favola
Leggi la mia favola

Lascia un commento