L’Arte Poetica di Pablo Neruda da “Residencia en la Tierra” 1925-1931

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Commentare una poesia è sentirsi un po’ parte di lei e del suo intimo contenuto ed Arte Poetica non poteva essere altrimenti, queste due parole coincidono perfettamente e non occorre leggere più di due versi: il testo ci piomba addosso con una continua contrapposizione tra ombra e spazio.

È veramente tra ombra e spazio che giostra il respiro del componimento: pensiamo alle continue allusioni al dolore, alla malinconia, ai fantasmi; ombre che riemergono dagli oggetti della nostra quotidianità come per ferirlo o per rievocare altro dolore, altra ombra.

Lo spazio è un termine rappresentativo che sta per quello che non è ombra, quindi ciò che si tocca, la vita oggettiva: azioni, cause, effetti e il tempo; anche se non viene menzionato. Il tempo è il parametro complementare allo spazio ed in questo caso è omesso. Neruda vuol farci capire che qualcosa sta succedendo in tutte e due i volumi dell’esistenza e forse ci sta sfuggendo: l’oggettività, orientata tra spazio e tempo; la soggettività, completamente disorientata ed è semplice capirne il perché, data l’assenza di uno standard geometrico e comprensibile. Si osservino “le guarnigioni” e “le fanciulle”: se le prime rievocano senso del dovere, perfezione estetica, lucidità; all’opposto le seconde richiamano lo scompiglio adolescenziale, la distrazione e l’allegria confusionaria.

Poco dopo appare l’io poetico: il soggetto è “dotato di un cuore singolare e di sogni funesti”, si allude al suo spirito singolare, uno e sensibile, nonché tormentato poiché afferrato da “sogni funesti”, i suoi fantasmi; gli oggetti di quella quotidianità stringente che spaventa e tortura. È debole ora: “smorto nella fronte”, stanco di pensare ai suoi fantasmi, sfiancato dalla continua battaglia contro la vita oggettiva che lo sfinisce ed attanaglia, debole, “vertiginosamente pallido”.

(continua…)

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