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Non accadrà più, lo prometto

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– Mi… mi spiace… è stato un istinto… non accadrà più, signore.

– Sbagliate, accadrà di nuovo.

– E quando?- Albert accarezzò le guance della ragazza, s’avvicinò sorridendo e sussurrò:

– Ora.

Albert smise di provare amarezza e rancore, la rabbia, l’ira, l’odio provato, svanì come se fossero state lavate dalle sue labbra, e il suo cuore ricominciò a battere intensamente per Christine, che nel momento, s’immerse nella passione che provava, strinse l’uomo, e i loro baci si fecero così intensi, repentini, che caddero dall’albero, infrangendosi al suolo, lei sopra Albert. S’occhieggiarono e risero. Christine poggiò la testa sul petto dell’uomo, s’aggrappò alle sue scapole, chiuse gli occhi e sospirò; Albert racchiuse con un braccio il collo dell’innamorata, e con l’altro gli fregava la schiena con delicatezza.

– Come sapete il mio nome?

– L’ ho indovinato.

– Avete colto giusto. Io mi chiamo Christine, voi?

– Albert. Raccontatemi qualcosa di voi, dove vivete?

– A Dreux, in una modesta casa in piazza. Voi?

– Io abito qui Christine…- disse sorridendo Albert, rallegrato della spensieratezza, della confidenza di Christine, e del fatto che era seriamente imbarazzata, tanto da fremere, arrossire, e pronunciare assurde domande.

– E’ vero… l’avevo dimenticato!- confessò ridacchiando.

– Dai, racconta. Hai famiglia?

– Certo! Ho un fratellino piccolo, ha cinque anni. Poi c’è mio padre, mia madre, e mio fratello maggiore.

– Hai una famiglia numerosa, sei felice con loro?- la ragazza si meravigliò della domanda, lasciò correre e rispose.

– Sì, a volte mi fanno infuriare, però sono felice.

– C’è un motivo, oppure sono i soliti ghiribizzi da ragazzina capricciosa?- domandò Albert, poggiò indice e medio sotto il mento della bella fanciulla, il secondo scese poco e l’altro dito salì, così che strinse delicatamente il mento di Christine, per scrutare i suoi occhi color cobalto, vispi, acuti, vivaci, come il suo sorriso.

– No, rispondo no anche se non ho capito!

– I ghiribizzi sono i desideri bizzarri, i capricci immaturi.

– Voi mi confondete, io non sono una bambina! Sono adulta!

– Non mi pare, una donna non si esalta per un semplice abbraccio.

– Io non sono agitata, né tanto meno preoccupata di cosa potrebbe succedere, ho solo timore di voi.

Albert era riuscito a svelarla. Christine, a ridosso d’aver espresso ogni timore, essere arrossita, aver immerso la testa nel ventre dell’uomo, per ripicca affermò:

– Voi siete malvagio Albert, m’avete costretto a svelare i miei timori! Siete perfido!- Albert rise di gusto, baciò la fronte della giovinetta, sereno, felice nuovamente.

– Se avete paura di qualcosa, vi prego di confessare i vostri peccati, io sono pronto ad ascoltarvi.

– Non ho nessun peccato da esporvi signore, siete meschino e perfido, Albert!- la ragazza s’alzò in piedi e prese a camminare, Albert ghignò, spinse con le mani dietro la testa, si rannicchiò su di sé, si scagliò in piedi, mostrando la sua forma fisica costantemente superiore. D’altronde egli aveva vent’otto anni.

Si mise a seguire la nuova ragazza, lei, appena voltatasi, lo vide e gridò:

– Andatevene Albert! Non voglio un uomo così perfido!

– Io voglio, non potrete impedirmelo Christine.

– Io non sono più Christine per voi, non rivolgetevi a me in questo modo!- gli rimproverò la ragazza, Albert corse sino a stargli dinnanzi, sorrise e disse:

– Non vi libererete di me.

– Sì che lo farò, spostatevi!

– No.

– Ve lo ordino!- gridò la bella fanciulla, Albert aprì le braccia e mosse un passo a destra, Christine tentò d’oltrepassarlo ma lui la prese e strinse con energia, gli baciò la fronte e sussurrò:

– I vostri genitori sono al corrente delle vostre visite Christine?

– Sì Albert, erano contrari sin dall’inizio. Ma non m’importa…- l’abbracciò con più energia, la ragazza, cambiando di netto l’atmosfera.

– Sanno chi sono?

– No, non sanno nulla, hanno scoperto che io scappavo, ma nient’altro.

– Bene. Accompagnatemi da loro.

– No Albert, non voglio, è troppo presto!- pronunciò Christine, un poco infelice.

– D’accordo, attenderò. Intanto venite, vi offro qualcosa.

– Non posso, è sera, devo rincasare.

– Tornerete?- domandò Albert mentre ella s’allontanava ridacchiando, sorridendo contenta.

– Sì… stanotte, lasciate la porta aperta.

– Aspettate!- lui la rincorse, gli strinse le mani e osservò il suo viso pacifico, allegro, gli sfiorò le labbra delicatamente e Christine, entusiasta, corse via. Albert la salutò con la mano ed entrò in casa. Erano quasi le otto, Albert s’accinse a preparare la cena, felice, allegro, come non l’era da molto tempo.

Quando fu pronto, alle nove, mise ogni cosa in tavola, trangugiò tutto con avidità, rifacendosi della voglia perduta, di un vizio scomparso per il dolore, la gola. Terminò di cenar, spense ogni luce e s’andò a sdraiare sul letto. D’improvviso rammentò il sogno, e iniziò a pentirsi di ciò, del fatto che quella ragazza lo affascinava, lo seduceva col solo sguardo, e s’assopì nell’agitazione del rimorso.

Colette tornò di nuovo nei suoi pensieri, anche stavolta gioiosa, s’avvicinò ad Albert e disse:

– Allora? Hai visto? E’ meravigliosa, è così bella che un po’ l’ ammiro.

– Non sei infuriata?

– Albert, come potrei? Hai ritrovato il tuo sorriso, per me è solo felicità questa!- disse Colette.

– Ma…

– Niente ma Albert, non c’è più posto per me nei tuoi pensieri, ora c’è lei. E tu devi amarla più di quanto facesti con me! Ora dimmi addio, perché non mi rivedrai più.

– L’ hai detto anche oggi, Colette.

– Addio!- gli baciò la fronte e svanì.

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