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Perché sei qui?

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« Aurelio… perché sei qui?» Aurelio, colmo di rancore, di rabbia, di violenza, colpì l’esanime corpo della compagna, che stramazzò sul letto. Lui prese a gridare, ad offendere pesantemente, iniziò a distruggere la camera, gli specchi, i mobili, i vetri della finestra. Flavia pianse, s’alzò nuovamente, si gettò alle braccia del ragazzo, e Aurelio, distrutto, l’accompagnò.

Trascorsero ore tra le lagrime, i due si sdraiarono vicini, colti da una foga irrefrenabile senza motivo, un desiderio immorale, si dedicarono a giorni di febbrili sollazzi carnali, spinti da due forze immensamente vigorose, opposte, che innescarono desideri, pensieri, gesti empi, diabolici, e parve ad entrambi d’essere impazziti. La vera pazzia era lontana ancora, quell’empio era mosso da un misto sofferente, oppresso dalla tortura etica, un groviglio d’amore, odio, rabbia, tristezza, sofferenza, infelicità, che si risolse una notte, Flavia strinse a sé il giovane Aurelio e con un falso sorriso chiese:

« Hai perdonato una donna impazzita per amore?

« Sarei qui a giocare con te, se non ti avessi perdonato? » in quell’occasione la follia in Flavia divenne angoscia, ed il giorno dopo, privata del senno, si presentò al compagno senza vita, con gli occhi chiusi eternamente, il respiro assente, le mani gelide, l’immobilità di una morte terribilmente lentissima, giunta alla donna per una lunga incisione trasversale, da polso a gomito

La triste storia, poc’anzi narrata da Livia, mi rende improvvisamente pensieroso, giungo con la testa sul suo ventre, chiudo gli occhi e rimango assorto nell’empatia, cerco di allontanarla, ma è dura, chiedo aiuto a Livia, gli stringo la mano, lei ricambia e sussurra:

– Non dovevo narrarti il mio sogno, sapevo che t’avrebbe fatto soffrire. Smettila di pensarci, pensa al suo futuro! Aurelio ha incontrato Silvia, l’ ha sposata, e ora, nei miei pensieri è felice. Avanti amore mio!- gli stringo la mano, le scopro una gamba, sfioro il suo polpaccio, lascio scivolare la mano fino al ginocchio, per la coscia, il fianco, e torno lentamente alla caviglia.

– Smettila! Mi fai il solletico!- ridacchia Livia dimenandosi. L’abbraccio con energia, slego la vestaglia, appoggio la guancia sul suo petto, lei adagia il mento sulla mia testa e massaggia con forza le spalle che la opprimono.

– Non ti riesce di vedermi con i vestiti eh! Allora toglili anche tu!- eseguo l’ordine con piacere, la stringo nuovamente, avvertendo il tenue calore del suo corpo, la dolcezza della purissima pelle, il tiepido profumo del suo fiato fedele, gradualmente interrotto da riprese regolari.

Io sfioro i fianchi, le braccia, giungo a stringere le sottili mani, e come l’edera, le mie dita incrociano le sue, lunghe, deboli, delicate, che accostate alle poderose, enormi, sembrano appartenere ad un piccolo. Altrettanto lievi sono le sue rosee labbra, che come le dita, appaiono talmente pure e armoniose, sembrano fresche di bambino. Lo sguardo sereno della mia amata, il rossore delle sue guance, giungono a me come eccedente legna al fuoco della passione, che attimo dopo attimo, si fa più impetuoso, con più vigore sprona la mia fervida bramosia, la sollecita sino al margine introspettivo, e come la mia, anche Livia intuisce lo stesso desiderio, lo accetta con gioia, dedicando mente e corpo nel gioco febbrile, che li avrebbe segnati una seconda volta come uomo e donna, come marito e moglie.

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