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Proseguiva fiero per cercare me

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Proseguiva fiero, a testa alta, la gente si scostava quando egli passava, si frappose un carro in mezzo alla strada, era vuoto, una ruota s’era divisa in due per l’umidità. Albert non rallentò, quando si trovò nei pressi di sbatterci, poggiò la mano sulle protezioni del carro, spinse, saltò su, e con la stessa agilità scese, per ritrovarsi al centro della piazza ove abitava Christine. Vide due case in evidenza, una era sfarzosa e ben tenuta, l’altra crollava in briciole, si sosteneva per pura magia.

Ottimista e fiero bussò alla casa meglio mantenuta, gl’aprì una ragazza, ma non si trattava di Christine, questa era castana, carina anch’essa.

– Buon giorno signore, cosa volete?

– Scusate la molestia, vi chiedo di rispondere senza indugiare.

– A cosa?- la ragazza stava con gli occhi fissi sull’uomo, e gli pulsava il cuore, gli fremeva lo stomaco, non passarono due attimi che si rese conto d’essere infatuata.

– Abita qui la signorina Christine?- fu subito triste, la ragazza.

– No, mi spiace, non la troverete qui. Quella è la sua casa!- indicò la catapecchia di prima e Albert la ringraziò, stava per andarsene quando la giovane donna lo fermò e disse:

– Non vi degnate di presentarvi?- Albert si voltò, sorrise e domandò scusa.

– Il mio nome è…- non poteva rivelare il suo nome, si voltò e vide una fontana, proseguì: Julien De La Fontaine.

– Io sono Julie Saint -Just… sono felice d’aver fatto la vostra conoscenza, addio…- chiuse l’uscio, e Julien pensò. “Io no”, il suo cognome lo inorridiva, in ogni modo si diresse alla casa di Christine e chiese di lei in modo veloce. Una donna gli ricordò che era a lavoro nella sartoria all’angolo del vicolo a destra. Julien piombò là, attese che i clienti si dileguassero ed entrò.

Christine era più bella che mai, coi capelli lisci, dorati, lasciati fluttuare; gli occhi color del cielo all’alba, prima che il sole faccia la sua comparsa, e le labbra sottili, che ora chiudevano due aghi per comodità, fecero sobbalzare il cuore dell’uomo, ed iniziò il delirio.

– Buon giorno signore… prego, cosa desidera?- domandò sorridendo a Julien, irriconoscibile per chi non l’aveva conosciuto in profondità. Lui la guardò, chiese di chiudere la tendina della porta, e lei acconsentì, poi s’avvicinò al bancone e gli fu riposta la stesa domanda, così, sorridendo rispose.

– Desidero voi Christine.

– Eh? Ma… cosa dite?

– Che vi voglio!- Julien la rincorse, fino a che la prese, adagiò la fronte contro la sua ed ella lo riconobbe, dopo molto tempo.

– Albert… sei tu?

– Chi vuoi che sia amor mio?

– Che… perché sei qui? E CHI TI HA DATO IL PERMESSO DI CHIAMARMI IN QUESTO MODO?– gridò la ragazza- vai via o urlo!

– Allora chiuderò quella bocca prima che parli!- la baciò sulle labbra ed ella ricambiò, calmandosi.

– Non urli?

– Non mi serve urlare, allontanati!- dal bancone prese un taglia carte a forma di spadino, lo puntò al ragazzo facendolo allontanare. Era molto turbata per quel giorno, e i timori di Julien, si sarebbero rivelati inutili, perché Christine non aveva visto altri uomini neanche in sogno, per vari motivi: era divenuta isterica, bisbetica e irosa, si scagliava contro chiunque che non fosse femmina, e oltretutto si preoccupava ancora del fatto di amare un miscredente.

– Va via Albert, via!

– Julien, il mio nome è Julien, non posso permettermi di metterti ancora nei guai con la tua famiglia… se sapessero che ami il loro nemico, ti sigillerebbero in casa, murandoti viva.

– Cosa ti fa credere che io sia innamorata di te?- chiese con rabbia.

– Il fatto che mi sto avvicinando, e tu lasci fare.

Christine spinse più in fondo il coltello, falciando l’aria, fino a che poggiò la punta sul ventre del ventottenne, minacciandolo. Attesero un poco così, poi Christine guardò un’altra parte, evitò di scrutare i bellissimi occhi verde e marroncino a chiazze, gelidi come la neve, che tanto la facevano sospirare e preoccupare, arrossì un poco e chiese, con indifferenza apparente, come se gli fosse d’obbligo:

– E tu m’ami?- Julien sorrise e rispose:

– Un poco.

– Non m’è sembrato così due mesi fa, mi hai colpito senza motivo, sarebbe bastato dirmelo sin dall’inizio, almeno non avrei provato tutto questo calore inutile…- la ragazza mentiva spudoratamente, Julien diede per vero ciò che diceva.

– Mi spiace d’averti colpita, ma il motivo è molto più doloroso e profondo di quanto non possa immaginare, Christine, vedi come sono cambiato? Ero diverso prima di conoscerti, tu ricordi bene. Ricordi come ero crudele? Spietato, perfido, uccidevo chiunque, eliminavo ogni cosa mi ricordasse ciò che accadde due anni fa, e poi, quando ho compiuto la mia vendetta, mi sono sentito perso, ed ero intenzionato a morire, poi un giorno arrivasti tu. Grazie a te sono tornato l’uomo felice e spensierato che voglio essere, mi piace sentirmi contento.

– Tanto rancore per nulla, la vendetta non porta da nessuna parte.

– E’ vero, ma io non sono uomo che crede nei proverbi, e credimi, pregustare il sapore del castigo, è soave, è dolce, ti senti felice, ma a quale prezzo. Al termine della faida non rimane più niente attorno a te, neanche l’erba cresce nei pressi. E quando accade ciò, capisci che Dio non esiste, perché se come narra la chiesa, lui brama l’amore e la pace, non avrebbe compiuto un tale assassinio. Anzi, un sacrificio…- i lunghi discorsi di Julien, fecero intendere che aveva passato momenti terribili, quel ventottenne così serio, e la impressionarono le sue parole infelici, oscure, tristi, ebbe fede in lui, gettò il coltello e l’abbracciò, in segno di affetto e lealtà.

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